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Recensioni
Melissa Stott
Why Now, ma perchè non prima?
di Giorgio Coppola
"E' un impresa colossale per me. Non è la mia prima volta in studio, ma è la prima volta che registro i miei brani, con un gruppo d'eccezione. Ogni brano racconta qualcosa che è realmente successo, o che ho sognato, e spesso correvo letteralmente al pianoforte, disperata di mettere giù sulla carta quello che avevo in testa, prima che spariva. Da brava inglese, devo dire però che l'idea di far sentire a un pubblico i miei pensieri e sentimenti più personali, tradotti in musica, mi spaventa non poco...".
Così Melissa ci illustrava il lavoro che in studio la vedeva impegnata nella registrazione del suo primo cd.
Ed eccolo, finalmente, "Why Now", uscito nel 2005 per la FeetFirst Records (divisione della Leo, http://www.leorecords.com). Chi volesse scoprire Melissa, può collegarsi a questo link, relativo alla intervista che mesi addietro ella gentilmente ci rilasciò (http://www.giorgiocoppola.it/news.php?id=349). Qui esaminiamo questo dolcissimo disco, in cui la cantante inglese, che da anni vive in Italia, ha sviscerato tutto il suo amore per le sonorità anni cinquanta, e per i suoi modelli di sempre, da Ella a Julie London. Ed in questo è stata precisa la scelta dei suoi partner. Intanto un quintetto alle sue spalle (che per l'occasione diventa duo, trio e quartetto), dove spicca la tromba di Stjepko "Steve" Gut, attentissimo a mantenersi legato allo stile musicale dell'epoca, sia negli assoli, che nelle poche esposizioni dei temi, anche se non è presente in tutti i brani.
Gli altri musicisti sono tutti italiani (il disco è stato registrato all'Artesuono di Udine): Davide Brillante, chitarra, Nico Menci, piano (ottimo accompagnatore su "Anyone Can See That I'm In Love"), Pietro Ciancaglini, contrabbasso (molto bravo e con un ottimo suono su "You're Through"), e Alessandro Minetto alla batteria.
Il disco scorre piacevole, su andamenti sognanti ("Don't you get it"), colloqui con se stessa ("Why Now", ...for it's better late than never...), ammicamenti con stile ("Imaginary Girl"), dediche appassionate (la dolcissima "Ella"), e momenti di puro scat e improvvisazione (la deliziosa "Suspicion").
Interamento scritto da Melissa (musiche e parole), si tenga presente che tutto è già stato sentito, oggi come ieri, ma il disco risulta così ammaliante, semplice, soprattutto appassionato (ascoltate "I Think Of You", e l'ingresso dell'assolo di Gut), suonato bene, con un disarmante stile, che ti avvolge, al punto che le tredici tracce passano veloci senza che te ne sia accorto. E ti vien voglia di farlo ripartire.
Questo disco ha lo stesso valore, e più, di simili prodotti, ai quali è solo concesso di avere una visibilità maggiore.
Melissa canta bene, puntuale e precisa, rilassata, non da mai l'idea di essere in affanno, ed è swingante sui tempi, riuscendo a creare i perfetti ritardi di crome della SwingEra (esempio ne è il nerissimo blues "You Dont' Love Me", oppure "A Long Long Way").
Why Now, ma soprattutto perchè non prima? http://www.melissastott.com
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