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Artisti italiani
Conosciamo Fabrizio Mandolini
"...un approccio meno irruento, più controllato e più attento ai silenzi..."
di Giorgio Coppola
1.Raccontaci come nasce la tua passione per la musica e per il jazz.
.. beh la mia matrice di approccio alla musica non è nata proprio dal Jazz, ma dai Beatles, la mia prima passione da quando avevo 6 anni, a loro alternavo sintonie di Beethoven registrate alla radio con un magnetofono Grundig. Ho scoperto il Jazz a 14 anni quando ho comprato il mio primo sassofono, un tenore Borgani da studio che non ho suonato quasi mai…poi pian piano…
2.da tempo ti sei trasferito a Copenaghen. Quali differenze trovi nell’ambiente musicale rispetto a quello italiano?
Le differenze sono sostanziali per non dire diametralmente opposte, a Copenhagen sono entrato in contatto con le culture scandinave, ho suonato e conosciuto musicisti, Danesi, Norvegesi, Finlandesi, Islandesi e molti Americani. La sostanziale novità sta nel fatto che qui mi sono visto costretto ad imparare ad “ascoltare”: In Italia si tende molto a parlare gli uni sopra agli altri mentre in questi anni ho passato un periodo di vera e propria mutazione genetica meravigliandomi del fatto che la gente ti guarda e ti ascolta (mentre parli) di conseguenza ho dovuto fare opera di concentrazione e pulizia nell’esposizione di quello che avrei detto di lì a poco, questo naturalmente ha influenzato anche la mia dialettica musicale, il risultalto insomma è quello di un approccio meno irruento, più controllato e più attento ai silenzi.
3.hai suonato con molti musicisti di musica leggera italiana. Che esperienze ne hai tratto nel tuo modo di suonare?
Per prima cosa ho imparato a gestire il palco, monitors, microfoni e cose così, da un punto di vista più musicale quello che impari in situazioni del genere, è di gestire in maniera sostanziale un approccio più lirico e tonale (orizzontale?) che non cromatico e di sostituzioni.
4.nel tuo disco “La spiga” si avvertono molto le sonorità tipiche della musica scandinava. Ti stai orientando verso quel tipo di musica?
… è un po come ti ho detto prima, questo disco è la sintesi di questi anni trascorsi in Danimarca, non è detto che spendendo più tempo in Italia, altri elementi non tornino a “forgiare” il mio linguaggio, mi considero una specie di spugna che assorbe le energie del posto nel momento in cui le vivo quindi considero il mio vocabolario musicale mutevole e “dinamico”.
5.Suoni più spesso il soprano del tenore. E’ una scelta ben precisa per quel disco, o un gusto personale?
In Italia suonavo molto l’alto, negli ultimi anni ho dovuto fare i conti con una specie di rigetto: non sopportavo il mio suono di altoista, è stata abbastanza dura e finivo per suonare spesso il soprano proprio per il fatto che essendo dritto la campana non si direzionava sul microfono arricchendosi di quelle frequenze stridule che purtroppo non sapevo più gestire.
Di conseguenza mi sono specializzato senza volerlo ad un emissione tonda (suono con un soprano con neck semicurvo che da allo strumento una sonorità ricca di basse che si al range dello strumento) che mi piace molto ma che mi ha distanziato sempre più da una eventuale carriera come altoista.
Poi ho ricomprato un tenore (Borgani vintage) e mi diverte veramente molto suonarlo anche se mi considero ancora un novello, ecco perché c’è questa prevalenza sul disco del soprano.
6.Ho trovato personalmente il tuo disco molto bello, ma è sempre difficile la divulgazione di un certo tipo di musica. Onestamente, quanto è difficile essere oggi un musicista di jazz?
Grazie mille per gradire il mio lavoro, non mi considero un musicista di Jazz nel senso più stretto anche se mi piacerebbe introdurre sempre più elementi di Jazz nella mia musica nel futuro; tendenzialmente (forse perché Italiano), sono un suonatore di melodie la cosa a volte mi provoca delle crisi a livello strumentale, ma a tratti penso che questa caratteristica di sintesi melodica potrebbe avvicinarmi di più alla gente. Per rispondere alla tua domanda, penso che il “Jazzista” odierno debba saper bilanciare il proprio linguaggio, le proprie idee e progetti ad un certo livello di “digeribilità” nelle performances o nel confezionare delle proprie registrazioni e mi sembra che tutto questo stia già avvenendo.
Di sostegno, l’avvento di Internet ha veramente cambiato le cose, garantendo un rapporto più diretto, spontaneo e libero tra musicisti ed audience. Penso concludendo, che sia ancora difficile vivere da musicista ma al giorno d’oggi, abbiamo molti più strumenti che se propriamente usati possono trasformare le nostre difficoltà in “divertenti sfide”.
7.Suoni strumenti della casa costruttrice Borgani. Come hai settato i tuoi sax tra il bocchino e le ance?
L’incontro con Orfeo Borgani e Marco Collazoni (il suo tecnico) è avvenuto grazie a Paolo Iammarrone un amico in comune, sassofonista e fotografo, che mi ha portato a visitare il piccolo stabilimento a Macerata, grazie a loro ho avuto la possibilità di esplorare il mio suono con grande profondità: Orfeo mi mette sempre a mio agio quando vado li e Marco mi aiuta a capire che set up è meglio per me, mi considero fortunato ad avere questo piccolo paradiso di sassofoni ad appena 100 km dal mio paese di nascita. Inoltre è bello sapere che chi costruisce i tuoi strumenti è li, vivo e pronto ad interagire con te, magari se suoni un vecchio Cohn è difficile parlare con chi lo ha fatto o concepito..
Tornando al mio set up, il tenore è un Borgani “Vintage” quindi uno strumento con una pasta sonora calda e naturale che bilancio con un vecchio link in ebano cedutomi a malincuore dal mio amico sassofonista Carmine Ianieri (che Marco mi ha ritoccato facilitandone l’emissione sulle alte frequenze), l’ancia è una Rigotti n.3 medium. Ultimamente uso un neck in argento satinato che la Borgani mi ha fatto che è un po più spesso del precedente. La sensazione è quella di “sguazzare” in mezzo ad un suono ricchissimo di armoniche come se avessi dei filtri di equalizzazione incorporati che aziono a seconda della mia pressione.
In parole povere un gran bel divertimento: Grazie di nuovo ad Orfeo ed il suo entourage.
Per il soprano uso un bocchino Bari 64 con una vandoren Java 2 e 1/2, il neck è curvo come ho detto sopra e cerco di sfruttare lo spessore del metallo del mio strumento (un serie III Selmer) soffiandoci piano e poi aprendo il suono un po alla volta.
Ho fatto delle incisioni con un soprano Borgani che in sala ha un suono bellissimo, più in la infatti metteremo a punto questo strumento e penso che lo alternerò sempre di più con il mio Selmer.
8.Hai numerosi progetti e vari gruppi cui partecipi. Parlaci dei tuoi prossimi impegni.
Ci terrei a presentare il Mio CD “La Spiga” (ED 212) (http://www.dodicilune.it/Mandolini/Mandolini.htm) un po in tutta Italia e sto pian piano connettendomi con il tessuto dei festivals e dei Jazz Club solo adesso vista la mia assenza dal mio Paese in tutti questi anni.
Mi stanno sostenendo in questa avventura i miei vecchi amici, Luca Bulgarelli al basso, Marcello Di Leonardo alla Batteria e Mauro De Federicis alle Chitarre. Sono molto contento di questa formazione la nostra intesa è oramai telepatica.
In Scandinavia per motivi di budget suono con una formazione diversa che vede Bjarne Roupé alle chitarre (ha suonato in Aura di Miles Davis), Klavs Hovman al contrabbasso e Niclas Campagnol alla batteria.
Inoltre stiamo ultimando il primo disco dei Band-au-neon ( http://www.bandauneon.net/ ) una formazione atipica che vede me ai sassofoni, Paolo Russo al Bandoneon e piano e Francesco Calì alla fisarminica ed al piano.
Questo trio di Italiani che vivono a Copenhagen è veramente interessante, suoniamo tutte composizioni originali perlopiù del pianista-bandoneonista Paolo Russo che ne è il fondatore.
Sto lavorando ad un CD di un pianista/vocalista di gran talento di nome Massimiliano Coclite che sta preparando un bellissimo tributo a Stevie Wonder ed insieme alla sua compagna Alessia Martegiani, ci alterniamo alla produzione in studio.
A settembre sarò in tournè con Chris Clermont, ex chitarrista di Brian Auger di Los Angeles insieme a Brian Ogawa (USA), Henrik EngQvist (DK), Poul Reimann (DK) e dovremmo registrare in quei giorni un CD in studio.
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