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Artisti italiani
Elena Poletti
Da Freiburg, una grande cantante italiana
di Giorgio Coppola
1.Partiamo dall’origine. Dove nasce Elena Poletti e quando inizia a legarsi alla musica?
Bene: sono nata a Ravenna e il mio percorso musicale é iniziato piuttosto presto motivato, all’inizio, da un grande desiderio di mia madre rimasto, nella sua vita, irrealizzato: poter suonare il pianoforte. I suoi genitori erano troppo poveri per permetterle il lusso di imparare a suonare uno strumento; cosí quando ho compiuto i 7 anni, etá minima per cominciare lo studio della musica all’ istituto ” Verdi “ di Ravenna, mi ci ha iscritta subito regalando a me la possibilitá di realizzare il suo sogno.
Inizio quindi come aspirante pianista classica per alcuni anni (fino al 5° corso principale), in cui man mano mi rendo conto del fatto che il pianoforte e la musica classica non sono in realtá ció che voglio suonare. Attratta dalla musica pop e dalla vocalitá ad essa legata, comincio le mie prime esperienze e presto mi rendo conto che la mia voce é in realtá lo strumento che voglio suonare; chiudo allora con il pianoforte e la musica classica e decido di seguire il mio cuore: é per me chiaro che, per lo meno in questa vita, io sono una cantante e decisamente attratta dagli stili moderni (pop, R&B, soul, rock).
2. Diplomata in canto classico a Ferrara e all’Universitá di Bologna. Quanto sono stati utili questi studi?
Il canto classico é stato importante per una solida tecnica vocale: questa é la base che mi ha sostenuto poi per la ricerca sul mio “suono” su cui ho lavorato per diversi anni e che mi ha portato fin qui.
All’epoca, nel nord Italia, che io sapessi, non c’erano ancora validi insegnanti di canto moderno; avrei potuto trovare cio’ che cercavo a Roma; ma non potendo permettermi di trasferirmi a Roma, decisi dunque di trovare un altro tipo di soluzione: rivolgermi a valide insegnanti di canto classico; sempre peró con chiaro in testa l’obiettivo di utilizzare ció che avrei appreso in altro modo.
Cominciai a cantare a 16 anni, a vincere i primi piccoli concorsi canori di musica leggera in Emilia Romagna, finalista a un concorso nazionale, ospite a piccole trasmissioni televisive locali, poi cantante solista e corista nella dance band “I rollerball” e spesso corista in sale di registrazione locali per vari progetti per diversi anni.
Tutto ció senza aver acquisito ancora nessuna tecnica vocale; va da sé che a un certo punto ebbi i primi problemi: la mia voce non funzionava piú tanto bene, e presto sempre peggio. La diagnosi del foniatra a cui mi rivolsi, non fu terribile ma decisamente severa: avrei potuto continuare a cantare a due condizioni: 1- riposo vocale per un intero anno ad eccezion fatta per una serie di sedute di terapia vocale con la logopedista. 2- Superata questa lunga convalescenza delle mie corde vocali, avrei dovuto ricominciare tutto da capo con una prioritá assoluta: acquisire una tecnica valida per usare correttamente il mio strumento vocale. Altrimenti potevo dare addio al canto.
Non ebbi scelta: mi avvicinai al canto classico perché era l’unica valida soluzione alla mia portata: l’unica tecnica valida nella mia regione a cui aggrapparmi dal momento che non potevo permettermi di trasferirmi a Roma.
La laurea in DAMS (musica) mi ha dato un completamento da un punto di vista culturale e storiografico e mi ha permesso di incontrare altre realtá musicali: diversi infatti i casi di personaggi che da un lato erano studenti DAMS e dall’altro erano musicisti impegnati nella loro personale ricerca musicale: o a livello compositivo, o di suono e in diversi ambiti: musica contemporanea, rock e d’autore, sperimentazione ...
3. Quando ti sei avvicinata al Jazz?
Ci sono voluti alcuni anni: prima devo dire che un forte e significativo richiamo a trovare la mia strada mi é arrivato dal blues (il primo blues che mi ha cattureato é un brano di Grace Slick, cantante dei ”Jefferson Airplane”) e dal R&B (con Aretha Franklin e Ray Charles).
Piú tardi é avvenuto l’incontro con il Jazz: mi capitó di seguire un breve concerto Jazz su RAI3 di Tiziana Ghiglioni; ne fui molto affascinata e decisi che avrei voluto saperne di piú.
Erano gia’ da qualche tempo che in qualche modo mi sentivo insoddisfatta dei generi piú commerciali, nei quali comunque avevo raggiunto un certo livello; ero alla ricerca di qualcosa, ma non sapevo ancora esattamente che cosa.
Dopo aver ascoltato Tiziana, tempo due giorni, trovai il suo numero di telefono a Milano e le chiesi se mi avrebbe accettato come allieva. Cosí Tiziana é stata la mia prima insegnante di canto Jazz: cosí é cominciato il mio viaggio .
4. Raccontaci un pó dei tuoi studi musicali e a chi devi di piú?
Dopo Tiziana ho avuto altri insegnanti privatamente e frequentando diversi corsi e seminari Jazz: Flavia Vallega, Betty Carter, Nancy Marano della Manhattan School of Music in NY, Jay Clayton, Bob Stoloff della Berkley School of Music in Boston, l’inglese cantante di musica contemporanea Dorothy Dorow, e Paolo Fresu.
Devo dire che ho focalizzato aspetti importanti con tutti questi maestri; ció nondimeno, I famosi “special steps” che avvengono significativamente a certi speciali appuntamenti del percorso di formazione, sono avvenuti per me con Tiziana Ghiglioni, Paolo Fresu e Dorothy Dorow.
5. Prima di trasferirti in Germania, quali esperienze hai avuto qui in Italia?
Nello stesso anno del mio diploma in canto classico ebbi ancora una esperienza importante nell’ambito della canzone d’autore: corista nella turné estiva di Eduardo De Crescenzo. Poi forte dei corsi e seminari jazz frequentati e desiderosa muovermi su una nuova strada, ho dato la priorita’ a un progetto diverso: fra il 1991 e il1993 ero cantante solista nel gruppo Jazz/Fusion “Matilde Hot Five” (Matilde é infatti il mio secondo nome) di cui i compositori e arrangiatori erano il sassofonista Fabio Petretti e il bassista Giuseppe Zanca, rispettivamente di Cusercoli (Forlí) e di Forlí.
Contemporaneamente ero ancora turnista in piú importanti studi di registrazione della mia regione per vari progetti, ma era ormai chiara per me la nuova direzione intrapresa. Ho avuto esperienze di ascolto importanti frequentando, per quanto ho potuto, eccellenti concerti Jazz in festival e rassegne importanti: Miles Davis, Pat Metheny, Dianne Schuur, Lee Konitz, Franco D’Andrea, Paolo Fresu, Tommaso Lama, the Italian Vocal Ensemble, Kenny Wheeler, Jim Hall e altri….Il progetto “Mathilde Hot Five” era un progetto ricco di stimoli con musicisti giá allora splendidi come Stefano DeBonis che si alternava con Nico Menci al piano, Massimo Manzi che si alternava con Stefano Paolini alla batteria, Massimo Bertaccini alla tromba e i giá menzionati Fabio Petretti ai sassofoni e Giuseppe Zanca al basso; ed é stato per me un progetto importante… era peró un progetto che ancora non sentivo mio: in questo senso: non mi ci riconoscevo completamente.
6.Cosa ti ha spinto a trasferirti ?
Frequentando I diversi Jazz-workshops regolarmente in Italia d’estate, ebbi modo di incontrare a Bologna il chitarrista Garrison Fewell, anche lui insegnante della Berkley School; reduce da un suo workshop nella Jazz & Rockschule in Freiburg in Germania.
Mi parló della sua esperienza e un pó di questa scuola e della sua impressione della realtá musicale tedesca.
Non ci misi molto: presi i primi contatti con la scuola, ulteriori informazioni e in capo a un mese sono partita.
Era il settembre del ’94: arrivata a Freiburg ancora musicalmente alla ricerca di me stessa, ma certa oramai della mia direzione, pronta ad insegnare ai nuovi alunni che la scuola mi avrebbe procurato e affamata di nuovi contatti e di nuovi stimoli.
7. Raccontaci un pó l’ambiente musicale in Germania e come sei accolta ?
La prima cosa che colpisce qui in Germania é il grande fermento musicale; solo a Freiburg dove io vivo I musicisti validi sono diversi e veramente ad alto livello, altri sono forse piu’ impegnati didatticamente e vari sono i diversi e interessanti progetti che si esibiscono regolarmente e si fanno notare sulla scena.
Naturalmente va da sé: maggiore é il fermento e alto il livello, e maggiore é anche la competizione; ma questo fa parte del gioco.
I tedeschi a loro vantaggio hanno il potere di un’organizzazione notevole e sono dei sistematici; e questo é molto importante per promuovere iniziative e manifestazioni musicali. Giá al mio arrivo -fine ’94 - questa fu la grande differenza che notai rispetto all’Italia dove specialmente per il Jazz, tutto era cosí faticoso per una serie di ragioni che tutti, credo, conosciamo.
Poi c’é da dire che Freiburg é una cittá universitaria piú europea che tedesca: al confine con la Svizzera e con la Francia, ricca di concerti jazz con grandi nomi internazionali durante l’intero anno e con eccellenti musicisti locali che si esibiscono regolarmente.
Importante é anche ricordare che in Germania il livello culturale é molto alto per cui il Jazz gode qui di un maggiore interesse e di una maggiore disponibilitá da parte di un pubblico eterogeneo ma piú preparato, curioso e attento.
8. Hai dedicato il tuo CD “Beyond the Time” ai grandi standards del Jazz. Intanto raccontaci dei tuoi friends, cioé dei musicisti che ti hanno accompagnato in questo disco?
Tilman Günther (al piano), giá noto sulla scena da diversi anni, é sicuramente il pianista che piú ho sentito vicino al mio concetto musicale; dopo averlo ascoltato con grande interesse in altri interessanti progetti gli ho proposto il mio; e sono molto felice che lui abbia accettato.
Frank Bockius (alla batteria) é stata anche un’ottima scelta: adoro come Frank utilizza le dinamiche sul suo strumento e come sa essere essenziale pure nell’utilizzo completo del suo strumento.
Jean Luc Miotti (al basso) italofrancese residente a Strasbourg, non meno apprezzabile per sensibilitá e in particolare per il grande senso melodico che, in un contrabbassista, apprezzo davvero tantissimo.
Ció di cui sono veramente felice é l’aver trovato musicisti con cui intendersi su un concetto comune; e ció non é facile; c’é voluto molto tempo prima di questo felice incontro di cui “Beyond the Time“ é il risultato.
9. Hai scelto brani bellissimi e molto utilizzati nella storia del Jazz, attingendo alle musiche di Porter, Jobim, Gershwin ecc. Quali grandi interpreti ti hanno influenzata di piú ?
Beh: Ella e Billie e Sarah hanno lasciato un segno tanto profondo nella storia del Jazz con interpretazioni e “solos” (improvvisazioni) da cui tanto le successive generazioni di cantanti hanno avuto la fortuna di imparare; io mi ritengo una delle fortunate che a queste grandi del Jazz deve molto. Sul piano invece piú strumentale devo dire di avere un grande debito di gratitudine verso l’indimenticabile Chet Baker .
10.Hai in progetto di far conoscere il tuo CD, uscito per la Chaos,etichetta tedesca, anche in Italia. Intanto come é stato accolto in Germania?
Il party di presentazione del CD é stato un successo ed é stato accolto con entusiasmo da musicisti e critica ma anche da un pubblico eterogeneo.
E la cosa mi ha fatto molto piacere in quanto dimostra che con un valido lavoro é possibile raggiungere piú persone e non soltanto un limitato gruppo di “specializzati del settore”.
La piú importante rivista jazz tedesca “Jazz Podium” ha pubblicato un articolo di presentazione di “Beyond the time” in giugno ’04 e in aprile il Badische Zeitung aveva entusiasticamente scritto un bell’articolo su Elena Poletti & Band e sul CD.
11.Hai in mente di fare tournee qui da noi?
Per il momento non ancora.
12.Personalmente ti faccio i complimenti per le belle interpretazioni e per aver voluto mantenere intatte le strutture e le melodie di questi grandi standards. Hai in mente progetti futuri con un tuo repertorio?
In questo momento sono impegnata su tre diversi fronti e sí, sto anche lavorando su brani miei originali ma mi fermo qui; non é ancora il momento per dirti di piú.
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