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Stai leggendo un articolo della sezione Musica > Recensioni


 
Mauro Campobasso e Mauro Manzoni
La lunga suite di "Transitions"

di Giorgio Coppola
immagine Diciamolo subito, "Transitions" non è un disco facile, ma è un disco di ricerca sonora, di afflato musicale.
Mauro Campobasso e Mauro Manzoni, da anni musicalmente uniti, confezionano un lavoro molto interessante ed affascinante, lavorando su due suite, Transition 1 e Transition 2, la seconda più lunga della prima, ciascuna divisa in parti interconnesse. Su queste singole divisioni i due leader si muovono con i loro strumenti e maneggiano una decisiva elettronica, che riempe l'intero album, senza per questo diventare però nè ripetitiva nè invasiva. Invero grande spazio viene lasciato alle libere improvvisazioni di Manzoni che si destreggia con il soprano il tenore ed il baritono, oltre al clarinetto basso, flauto e percussioni. Campobasso invece lavora molto sulla programmazione, utilizzando naturalmente anche il suo strumento, la chitarra (sia acustica che elettrica).
L'idea di base dell'opera è espressa nella foto di copertina, dove in primo piano una donna nel vestito classico arabo, a capo coperto, si copre il volto, e dietro di lei altra donna araba - con vestito nero - resta immobile a volto scoperto. Sullo sfondo una saracinesca con scritte in lingua araba. "Transitions" è un passaggio di confine, una suite di dialogo con un mondo che ci viene rappresentato così lontano, mentre invece è tanto vicino a noi, da confondersi e mescolarsi. Sino a scorrere nel nostro stesso sangue.
Questo lavoro visto in questa prospettiva è di grande fascino e molto comunicativo: Campobasso e Manzoni ci mettono l'anima, sudano e ricercano, ed il risultato per quanto difficile è ben riuscito. Sulla Track 7 Intermission, la voce di Cecilia Finotti crea un piccolo gioiello di elettronica ed ambient - suoni che negli ultimi anni hanno trovato molti proseliti nel mondo - che introduce la seconda suite, che sin dalle prime note assume tutti i contorni mediorientali, sino a giungere alla Part 2 che è uno dei momenti più intensi del disco. Le tracce 13, 14 e 15 con la seguente 16 sono il clou della suite, tutto diventa più esplosivo anche nei suoni, è il momento centrale dell'opera in cui idealmente sembrano congiungersi i mondi, creando un impatto forte e coinvolgente. Da questo sconvolgimento sembra uscire forte il suono arabo nelle tracce successive, sino a giungere ad un momento molto bello in cui emerge il bel suono scuro del tenore di Manzoni, la traccia 19, che ci conduce verso l'Epilogue, accompagnato dalla chitarra elettrica di Campobasso, epilogo che si congiunge idealmente all'iniziale Opening, creando un cerchio finale di ritorno.
Una opera insomma bella e complessa, che va ascoltata con attenzione, ed in cui emergono le doti eclettiche e persuasuve dei due leader, che oltre alla voce di Finotti, hanno giduto dell'appoggio di Pier Mingotti al basso, e Alfredo Laviano e Stefano Paolini alla batteria.
Il disco è uscito per la etichetta Dodicilune di Lecce (http://www.dodicilune.it)


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