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Recensioni
Paolo Russo - Alchemy
Melodie tra tanghi, jazz e la malinconia rom
di Giorgio Coppola
Questo disco l'ho ascoltato tutto di un fiato durante un piccolo viaggio in auto. Mi ha sbalordito l'inizio straripante, tra Bregovic, i Rom del Kossovo e le colonne sonore di Kusturica, "Radio Tirana", tra fisarmonica, fiati, ritmi incalzanti, e tanto di battiti di mano che scandiscono il tempo, rievocando una festa sulla spiaggia e balli intorno al fuoco. Ma poi il ritmo del disco rallenta, e mantiene una melodia ed una leggerezza costante sino all'ultima traccia.
Solo dopo ho letto le note di copertina, scritte dallo stesso Paolo Russo, il quale ci porta a conoscenza che la musica contenuta nell'album è stata scritta e registrata in un periodo poco felice dello stesso e della sua famiglia. Ma come egli stesso sottolinea, il processo creativo lo ha aiutato nel superare le difficoltà della vita. Processo creativo che ha spinto il musicista verso atmosfere a tratti davvero strabilianti.
Intanto Paolo Russo è pianista e fisarmonicista, nato e artisticamente cresciuto in Italia, ma che dal 1996 vive a Copenaghen (sono sempre di più i musicisti italiani che riscontriamo risiedere fuori dalla nostre terre).
"Alchemy", registrato nel 2002 ed uscito nel 2004 per la Splasc(h) records (http://www.splaschrecords.com) è il titolo senz'altro più adatto a questo lavoro, che si muove tra suoni tsigani, jazz, tango e world music, senza però mai perdere il filo conduttore del disco, una sottile malinconia ed un desiderio di tradurre in musica le proprie emozioni. A testimonianza, ecco la chiusura del disco, due brani molto belli e tristi, suonati con estrema partecipazione, "Angel" e "Walking Home", quest'ultima eseguita da solo al piano ed alla fisarmonica (davvero notevole).
Proprio l'alternarsi di Paolo al piano ed alla fisarmonica rende variegato ed interessante il cd, anche perchè egli è un virtuoso, anche se in diverso stile e modo, di entrambi gli strumenti (ascoltate Before the storm"). In questo viaggio lo accompagna la ritmica di Andrea Marcelli alla batteria e Bo Stief al basso elettrico ed acustico (bellissimo il lavoro di quest'ultimo su "Amico mio" scritto da lui stesso, un appassionato tango). I fiati di Fabrizio Mandolini, Kristoffer Rosing-Schow (entrambi soprano ed alto sax) e Jarkko Hakala (alla tromba) completano la formazione con le loro partecipazioni su alcune tracce (su "Katrine" vi è tutta la sapienza melodica del sax di Mandolini, e su "Zina" c'è un ottimo arrangiamento dei fiati stessi). Tredici le tracce quasi tutte a firma di Paolo Russo, la cui vetta viene raggiunta alla traccia dieci, "Cosu y casa", bellissima, forse il momento più intenso e sentito del disco.
Sul sito http://www.paolorusso.com potrete ripercorrere le tappe della carriera di Paolo Russo, e muovervi tra i suoi precedenti lavori ed altri già pronti. Su questo sito, invece, potrete in futuro leggere una intervista allo stesso.
Con molto piacere pubblico una correzione che Paolo Russo ha giustamente sottolineato alla mia recensione, pur apprezzando con sincerità il mio lavoro. ho particolarmente apprezzato la precisione nei dettagli della tua recensione, tuttavia, volevo segnalarti che io non suono la fisarmonica, come tu scrivi, ma il bandoneón. I due strumenti vengono spesso confusi, ma c'è in realtà una grandissima differenza, sia sonora che, ahimé anche strutturale: nella fisarmonica la disposizione dei bottoni segue una logica, mentre nel bandoneón no. Questa peculiare caratteristica, congiunta alla diatonicità dello strumento (ad ogni tasto corrisponde una nota in apertura del mantice ed una differente in chiusura, e la differenza di intervallo cambia da tasto a tasto...!!), rende il bandoneón particolarmente ostico a chiunque voglia affrontarlo ed impararlo a suonare. Infatti, i bandoneonisti in Italia si contano sulle dita di una sola mano... (in Danimarca ci sto solo io...). Tanti cari saluti da Copenaghen!
Paolo Russo
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